Buon compleanno, Antonio Gramsci.

antonio gramsci

Il 22 gennaio del 1891, nasceva ad Ales, in Sardegna, quarto di sette figli, Antonio Gramsci.

Non ho mai approfondito a sufficienza il pensiero politico di Antonio Gramsci.

Non ho potuto fare a meno, però, di appassionarmi ad Antonio Gramsci come scrittore e pensatore moderno.

Oggi che ricorre l’anniversario della sua nascita, infatti, mi piace proprio ricordarlo così, per i suoi meravigliosi scritti, per la grande umanità e forza morale.

Ed ancora, mi piace sottolinearne l’infinita sensibilità di uomo e di padre, ma anche la disperata voglia di vivere, che non lo abbandonò neppure durante i giorni più bui della sua esistenza. Quei dieci anni di detenzione, cioè, che lo condussero alla sua fine.

Gli scritti

Quaderni dal carcere.

I suoi Quaderni dal carcere sono tra le opere più lette e tradotte nel mondo.

Una raccolta degli appunti, dei testi e delle note che l’autore iniziò a scrivere dall’8 febbraio 1929, durante la sua prigionia nelle carceri fasciste.

Dei 33 quaderni pervenuti, tuttavia,12 furono scritti fra il 1934 e il 1935, quindi fuori del carcere, Quando Antonio Gramsci era in libertà condizionale. 

Questi scritti, che ci consegnano tutto il pensiero politico e filosofico di Gramsci, furono  recuperati dopo la sua morte.
Furono pubblicati dall’Editore Giulio Einaudi in una prima edizione tra il 1948 e il 1951.

Ottennero un enorme impatto nel mondo della politica, della cultura, della filosofia nell’Italia del Dopoguerra.

Lettere dal carcere.

Le Lettere dal carcere, invece, rappresentano una preziosa autobiografia indiretta, una raccolta della corrispondenza che l’autore intrattenne con i suoi familiari durante la sua detenzione.

Sono le lettere che egli scrisse alla moglie Giulia, alla cognata Tania, alla quale si legò profondamente, proprio durante questi lunghi e difficili anni di detenzione.

Le Lettere dal carcere sono la testimonianza più intima e sentimentale di Antonio Gramsci, dell’uomo politico presente nei Quaderni. Scrive così l’editore Giulio Einaudi:

“Quando queste Lettere apparvero per la prima volta nel 1947, l’emozione fu intensa. Tra gli altri, Benedetto Croce affermava che «il libro appartiene anche a chi è di altro o opposto partito politico».
Ed ancora «come uomo di pensiero Gramsci fu dei nostri, di quelli che nei primi decenni del secolo in Italia attesero a formarsi una mente filosofica e storica adeguata ai problemi del presente».

Giulio Einaudi

Mentre, Michela Murgia così scrive dell’autore:

«Nessun altro filosofo al mondo, eccetto Marx, ha esercitato lo stesso fascino di lingua in lingua, seducendo quattro generazioni con il suo pensiero e con la forza di una dialettica così tagliente da aver colonizzato il linguaggio ben oltre l’area ideologica a cui voleva dar riferimenti».

In effetti, ciò che appassiona di Gramsci, secondo me, è proprio lo stile di scrittura, attraverso il quale comunica se stesso e le sue idee.

L’albero del riccio.

Pochi, invece, conoscono,  L’albero del riccio , pubblicato per la prima volta nel 2011, è ormai tra i classici della letteratura per l’infanzia.
Questo libro fu scritto da Gramsci nel carcere di Turi tra il 1929 e il 1935.
Raccoglie le lettere ai due figli , Delio e Giuliano, avuti dalla moglie Giulia – che non rive più – nelle quali racconta “favole vere”, storie di briganti e di animali, della sua infanzia e della sua isola, la Sardegna.

Un testo nel quale la dimensione intima del pensatore sardo, il suo voler essere padre, affiorano forti nonostante la lontananza forzata.

Le donne della sua vita.

La vita di Antonio Gramsci fu davvero intensa, nonostante la brevità della sua durata.

Gli studi lo portarono a Torino, città al tempo già industrializzata, ed il suo impegno politico a Mosca.
Lì conobbe la moglie Giulia Schut, violinista di talento, dalla quale avrà due figli, Delio e Giuliano.

La sua detenzione, tuttavia, segnò non solo la sua esistenza, ma anche quella di Giulia, la quale, nel suo rifugio sovietico, fu vicina alla follia.
Fu, spesso, costretta a ricorrere a cure psichiatriche.

Quando ella arrivò in Italia, Antonio Gramsci era ancora in carcere e soffrì molto a causa del suo rapporto con lei, divenuto distante, anche per il progressivo diradarsi delle visite di lei.

antonio gramsci
Delio Giulia e Giuliano Gramsci, 1933 – foto in Fondazione Gramsci onlus

In quel periodo, invece, fu la cognata Tania, sorella di Giulia a sostenerlo moltissimo e ad avvicinarsi a Gramsci. Fu, Tania, infatti, a rimanergli accanto fino alla fine. Antonio e Tania intrattennero una fittissima corrispondenza dal gennaio del 1927 all’ agosto del 1935.

Queste lettere, sono conservate, infatti, presso L’Istituto Gramsci,  seicentocinquanta, tra lettere e cartoline, quasi tutte inedite.

Leggine qui, una tra le più belle: la lettera XLVII, indirizzata a Tania.

Il ruolo di Tania fu complesso e decisivo sotto molti aspetti, essendo proprio lei il tramite costante fra Gramsci e la famiglia in Russia (Giulia e i figli) e fra lui e il partito comunista.

Da queste lettere si può immaginare Tania come una donna di grandi e buoni sentimenti, un’idealista, che ama il prossimo senza aspettarsi contropartite.

Tania si innamorò e amò Antonio Gramsci profondamente, tanto da non voler più far ritorno in Russia.

Tra l’autunno del ‘ 25 e l’ estate del ‘ 26, Giulia arrivò a Roma con il figlio Delio e con la terza sorella Genia. Questa visita di Giulia al marito, gettò Tania in un profondo senso di solitudine, del quale scrisse più di una volta a Gramsci, il quale riconobbe di averla messa da parte.

Tania Gramsci
Tania Gramsci – foto in Fondazione Gramsci Onlus

Tania era una donna fragile, malata, e costretta molte settimane all’anno a ricorrere a cure mediche, ma il suo sostegno fu fondamentale per Antonio Gramsci, nei dolorosi anni della sua prigionia.

E’ sicuramente grazie anche a questo, che il pensatore sardo riuscì a mantenere viva la sua forza d’animo ed il suo attaccamento alla vita, che si percepiscono in maniera evidente nelle Lettere, grazie ai quali sopravvisse dieci anni in carcere.

Antonio Gramsci morì nel 1937, dopo undici anni di prigionia, e solo allora Tania lasciò l’ Italia per tornare in Russia, dove morì pochi anni dopo. Evacuata da Mosca durante l’invasione nazista, Tania muore nel 1942, nell’ Asia centrale sovietica.

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