Charles Dickens: lo scrittore del Natale.

il Natale di Dickens

Charles Dickens. Scopriamo perché è lo scrittore del Natale.

Tutte le tradizioni legate al Natale, che viviamo come consolidate consuetudini, sono, in realtà, piuttosto recenti e frutto della forte influenza che lo scrittore inglese Charles Dickens, con le sue opere, esercitò sul comune sentimento del Natale, soprattutto in nord Europa.

Charles Dickens non inventò i canti natalizi o l’usanza di addobbare alberi di abete per Natale, ma è grazie a lui che, cadute in disuso queste tradizioni, ad un certo punto, vennero recuperate e si sono tramandate sino a noi in maniera così forte e univoca.

Charles Dickens: il Natale nell’Inghilterra vittoriana.

Nell’Inghilterra vittoriana, a cui l’opera dello scrittore risale, il Natale non era festeggiato se non come ricorrenza religiosa.

I puritani del tempo, infatti, disapprovavano ogni eccesso, nonché le influenze pagane nelle celebrazioni religiose. Inoltre, la maggior parte delle attività industriali e commerciali non si fermava durante il periodo natalizio, e una grossa fetta della popolazione viveva in condizioni talmente povere da non potersi permettere acquisti per festeggiamenti e regali.

Nessuno può essere felice a Natale se sono i bambini a soffrire di più.

Il lavoro minorile era diffuso, gli operai vivevano in caseggiati industriali senza alcun servizio; lo sfruttamento lavorativo era all’ordine del giorno. Ciò che agli occhi dello scrittore, che fu prima cronista, era davvero intollerabile era lo stato di abbandono in cui vivevano i bambini delle famiglie più povere.

Londra, infatti, aveva una vasta area periferica occupata da vere e proprie baraccopoli, gli slum. Degrado, malattia e condizioni esistenziali terribili erano i tratti distintivi di questi abitati, in cui i bambini riuscivano a sopravvivere perché rubavano o si prostituivano.

Nessun adulto si occupava di loro.

Charles Dickens, così, denunciò apertamente le condizioni di vita in cui versavano i bambini poveri e le loro famiglie. Per loro, lo scrittore mantenne sempre un’attenzione particolare, dovuta anche alla propria esperienza personale.

Il padre, infatti, finì in carcere per debiti e la sua famiglia in miseria. Il giovane Charles, ad appena dodici anni, crebbe lavorando in una fabbrica di lucido da scarpe, per dieci ore al giorno. 

Charles Dickens: la denuncia sociale nelle sue opere.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, scrisse un saggio politico intitolato Un appello al popolo inglese, per conto dei bambini poveri, in cui esortava ad intraprendere azioni politiche che, garantendo l’istruzione a questi bambini, ne migliorassero le condizioni di vita, sottraendoli al degrado ed alla criminalità.

Affidò, poi, lo stesso messaggio ad un racconto: il celeberrimo Canto di Natale e poi anche a I libri di Natale.

canto di natale libro

Il Canto di Natale, pubblicato il 19 dicembre 1843, fu lo strumento attraverso il quale l’autore guidò il lettore ad aprire il proprio sguardo verso il mondo e a vedere ciò che spesso si sceglie di non guardare.

Il lettore di questo romanzo, infatti, viene predisposto alla bontà, alla comprensione di chi si trova in condizioni di vita più sfortunate e a scoprire il vero senso del Natale: non egoistico godimento delle comodità di cui siamo circondati, ma amore per il prossimo.

Probabilmente, l’enorme successo di questo libro fu anche dovuto al fatto che si trattava di una storia di fantasmi.

L’Inghilterra, non dimentichiamo, fu la patria del romanzo gotico, perciò, i lettori mantennero sempre vivo un certo gusto per le storie un po’ macabre e con protagonisti “spiriti” e “presenze”.

Il racconto di Dickens, in ogni caso, che andò in ristampa dopo pochissimi giorni dalla sua pubblicazione, generò subito una passione collettiva per il Natale, tanto che alcune tradizioni, cadute in disuso, rivissero di ritrovato vigore.

Ecco quali.

I canti di Natale.

Al tempo di Dickens, i vecchi canti di Natale, che prima venivano intonati per le strade, erano ormai una tradizione fuori moda. Nell’Inghilterra post rivoluzione industriale, che tanto si affannava nella ricerca del nuovo, tutto ciò che incarnava il vecchio e la tradizione, non era visto di buon occhio. Perciò, era decisamente inconsueto incontrare per le strade cori, che intonassero i canti natalizi.

Dickens, invece, fece dei cori, nel suo Canto di Natale, un personaggio chiave, e li rappresentò come una parte integrante delle festività natalizie.

In una delle scene iniziali, infatti, della sua opera più famosa, Mr Scrooge inveisce contro il gruppo di cantori, perché rappresentano l’allegria ed il calore legati all’atmosfera del Natale. Comunque, dopo il successo del libro, i canti natalizi tornarono a popolare le strade inglesi.

Gli alberi di Natale.

La tradizione dell’albero di Natale viene dal nord dell’Europa. E’ legato alle regioni più fredde, dai boschi di conifere estesi, ed ha a che fare con la pratica di tagliare gli alberi più vecchi, far posto a quelli più giovani.

In Inghilterra, Charles Dickens divise il merito di aver riportato in auge la tradizione dell’albero di Natale con al Principe Albert, marito della regina Vittoria.

Il principe consorte, infatti, portò il primo albero di Natale in Inghilterra nel 1840, come una tradizione tipica del suo paese di origine, la Germania. Il popolo inglese, però, non sembrò accogliere con grande entusiasmo la novità, ritenendola un’abitudine forestiera e pagana.

Nel 1850, dopo l’acclamato successo del Canto di Natale, Dickens scrisse un altro racconto breve, intitolato L’albero di Natale, in cui descriveva l’atmosfera intima e familiare che si crea nel decorare l’albero di Natale, e – ancora una volta – riscosse un grandissimo successo di pubblico. Anche i restii inglesi, perciò, si convertirono all’usanza di decorare l’abete a Natale, contribuendo alla diffusione di questa tradizione amatissima e tutt’oggi in voga in quasi tutto il mondo.

Lo scambio dei regali

Scambiarsi i regali era già una tradizione praticata in Inghilterra, non a Natale, ma a Capodanno. Dopo che Dickens descrisse nel Canto di Natale, lo scambio dei doni – e soprattutto i giocattoli che venivano regalati ai bambini – come un momento molto importante del Natale, la tradizione iniziò a spostarsi dal 1 gennaio al 25 dicembre.

Il cenone

Nell’Inghilterra vittoriana, ogni eccesso era malvisto. Fare a Natale una grande festa con tanto di cena abbondante, perciò, non rientrava affatto nei canoni dell’austerity di quegli anni, in quanto veniva interpretata come ostentazione della propria ricchezza.

Nel suo racconto più famoso, però, Dickens attribuisce un altro significato alla cena di Natale.

Festeggiare la nascita di Cristo con abbondanza di cibo non è ostentazione, ma amore per la propria famiglia, desiderio di ringraziare e, soprattutto, un’occasione di donare a chi ha di meno. Scrooge , infatti, alla fine del racconto, quando ormai è stato visitato dagli tutti gli Spiriti del Natale, decide di convertirsi allo spirito natalizio, e compra un enorme tacchino da donare alla famiglia Cratchit.

Il Natale di Charles Dickens, però, non è solo recupero di tradizioni in disuso.

Come abbiamo visto, però, “il Natale di Charles Dickens” non è solo recupero di vecchie e desuete tradizioni. E’ vivere questa festività nella maniera più autentica: superando il vuoto egoismo e rivolgendo la propria attenzione a chi è meno fortunato.

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