Kamishibai: origini e storia di un'arte narrativa molto antica.

L’ascolto di storie, la narrazione delle stesse, è un bisogno necessario ed antico quanto l’uomo.

Il racconto attraverso il kamishibai trova la sua spiegazione , come tradizione secolare, proprio in questa necessità.

Il teatro di carta.

La parola Kamishibai, deriva dall’unione dei due termini giapponesi kami (carta) e shibai (teatro).

Si tratta, infatti, di un piccolo teatro itinerante, che si svolgeva facendo scorrere al suo interno tavole di carta, nel mentre un narratore raccontava la storia rappresentata sulle tavole stesse.

narratore con in mano i bastoncini di legno (hyoshigi)

Le origini.

Le sue origini risalgono al XII secolo, quando i monaci buddisti, adoperavano, per scopi didattici, di indottrinamento religioso dei giovani adepti, dei rotoli di carta, che facevano scorrere all’interno di questi piccoli teatri.

Questa rappresentazione, di immagini e parole, che si svolgeva all’aperto, nelle piazze, ebbe la sua massima diffusione tra il 1920 ed il 1950.

Successivamente, infatti, l’avvento delle prime televisioni ( in giapponese denki-kamishibai), ne decretò inesorabilmente la fine.

Di villaggio in villaggio.

Il kamishibai/narratore (noogisan) si spostava di villaggio in villaggio, in bicicletta, sul cui sellino posteriore era montato il piccolo teatro, il butai, simile ad una cartella scolastica.

Le storie, tradizionalmente, avevano come protagonisti animali, mostri, personaggi fantastici e bambini.

Per dare maggior ritmo al racconto, venivano suonati piccoli bastoncini di bambù, gli hyoshigi, che contrassegnavano i momenti più intensi del racconto.

Il narratore era una figura talmente consueta e radicata nelle comunità, da essere definito “lo zio”, nel senso più confidenziale del termine, come “amico di famiglia”, ovvero, una persona di fiducia.

Il rituale.

La narrazione con il kamischibai aveva tutto un suo particolare rituale.

Il teatrino era dotato di una specie di cassetto, nel quale erano contenuti caramelle, e dolciumi, artigianali, che il narratore offriva ai giovani spettatori prima che cominciasse il racconto, in cambio di un soldo, consegnando loro un biglietto per la visione:

“Un biglietto per un dolcetto” .

La consegna del dolcetto, perciò, dava diritto anche ad avere il posto migliore come spettatore, perché, chi era riuscito ad averlo, poteva posizionarsi più vicino al teatrino.

La storia, poi, durava molto poco. Aveva per lo più la durata dello zuccherino da sciogliere in bocca.

Il kamishibai oggi.

Nonostante la diffusione di forme di intrattenimento molto diverse, come i film e la televisione, determinarono la scomparsa della narrazione con kamischibai, questa tradizione è stata riscoperta, a partire proprio dal Giappone e diffusa, poi, in tutto il mondo.

Se vi capita visitare i giardini pubblici di Osaka, potrete assistere, ancora oggi, a questi spettacoli, riproposti oggi, tra l’altro, anche nelle scuole, per le evidenti potenzialità didattiche.

Una tecnica narrativa molto coinvolgente.

Si tratta di una tecnica narrativa molto coinvolgente e di grande effetto, che affascina non solo per l’intensità degli effetti scenici, ma anche per l’immediatezza con cui è possibile realizzare immagini.

Si presta ad esser utilizzata per la messa in scena di una fiaba, di una leggenda, o per la rielaborazione e il rifacimento di una storia tratta da un libro. Come contenitore di storie è uno straordinario strumento per l’animazione alla lettura e per fare teatro minimo a scuola, in biblioteca, in ludoteca, a casa.

kamishibai montato su bicicletta con i tipici strumenti del narratore

E’ un invito al piacere di leggere un teatro che non sale in cattedra, ma la usa come luogo scenico, creando un forte coinvolgimento tra narratore e pubblico.

Per approfondire.

Se volete saperne di più, vi segnalo un libro molto bello edito da Artebambini – la casa editrice specializzata nella pubblicazione di fiabe da narrare con kamishibai, e che insieme all’Ass.ne Kamishibai Italia organizza i corsi di formazione per questo tipo di narrazione – che potete acquistare anche on line dal sito www.artebambini.it.

Se vi interessa il mio laboratorio di narrazione con Kamishibai, leggi qui l’articolo. Vi segnalo, inoltre, l’articolo sul quale potete apprendere della mia formazione come narratrice di storie con kamischibai. Eccolo qui.

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