La Chiesa di San Michele. Racconto di Astrid Scaffo

San Michele è un piccolo borgo di cinquanta anime collocato su un lato di una montagna, incastonato come un gioiello, la cui pietra più preziosa è una chiesina con adiacente la piccola canonica.


Dalla casa del prete l’alba e il tramonto sono spettacolari, quando la nebbia della pianura lascia il posto al cielo rosso, si può vedere tutta la vallata e il cielo stellato di lassù, tra i piccoli alberi del giardino di fronte, non ha pari: un piccolo angolo di paradiso.


Non pensava certo al paradiso, Matteo quando, ferito di striscio a un braccio, durante una rapina, braccato e in fuga dalla polizia, si divise dai compagni di scorribande e gli venne in mente la piccola canonica abbandonata di San Michele.


Forzò la piccola porticina laterale della chiesa, per entrare in canonica, senza essere visto e, quando passò davanti alla statua della Signora col Bambino, che troneggiava a lato del piccolo altare, istintivamente, come faceva da bambino, si inchinò: era l’alba, e la luce del sole illuminò il viso della Signora e a Matteo parve che gli sorridesse.


“Bene, bene, il curato aveva fatto scorte” – disse Matteo fra sè quando vide che, nella credenza di cucina, c’era scatolame, riso e pasta.


La ferita era di striscio e dopo pochi giorni, Matteo stava già bene ma decise di trattenersi lì per un po’, non voleva correre rischi inutili.


Il fornaio di San Michele la sera era solito fare un sacco del pane vecchio invenduto, metterlo nel retro bottega per grattuggiarlo, riutilizzarlo o buttarlo.

Matteo, quatto quatto, entrava, pigliava quanti pani poteva e fuggiva, lesto, lesto. Il panetterie raramente notava il furto e pensava a qualche animale selvatico: si preoccupava più di topi e volpi che di un ladro.


Quello non era l’unico furto che avveniva in paese: Matteo aveva preso l’abitudine di saltare il muro di cinta del cimitero di notte e di rubare alcuni fiori dalle tombe dei defunti per portarli alla Signora col Bambino.


Matteo si era letto tutti i libri del vecchio sacerdote e si era fatto un’idea tutta sua di Dio, dei Santi, della Signora col Bambino, alla quale un fiore non mancava mai.
La chiesina di San Michele era nel cuore anche di Don Marco che si preoccupava delle anime degli abitanti del piccolo paesino:“bisogna pure che qualcuno si decida ad andare a dire messa lassù” -pensava.


Una domenica mattina, di buon ora, Don Marco aprì le porte della piccola chiesina e non si avvide dei fiori freschi posti in bella mostra davanti alla Signora.
Entrò nella canonica deciso a indossare i paramenti sacri del precedente sacerdote per dire messa e grande fu la sua sorpresa quando, in cucina, vide Matteo intento a fare colazione, con i pani del fornaio.

Lo riconobbe subito come il rapinatore che da mesi cercavano in pianura, senza esito. Matteo lo guardò più meravigliato e confuso che minaccioso.

“Non mi denunciare, finirò in prigione e, scontata la pena, sarò costretto a tornare a rubare”

“non posso, su di te pende una taglia e se non ti denuncio passerò dei guai”.


Don Marco guardò Matteo e si rese conto dai vestiti sporchi e dalla barba lunga che l’uomo doveva essere lì già da diversi mesi.

“A meno che tu non abbia la vocazione…..” – gli disse sorridendo.

“Non so che cosa sia la vocazione” – rispose Matteo – “ma se intendi vivere in pace con Dio e con gli uomini e portare, di là, fiori alla Signora e al Bambino allora sì è come dici tu”.


Il piccolo borgo di San Michele aveva trovato il suo pastore.

La Chiesa di San Michele

Racconto

di Astrid Scaffo

Astrid Scaffo, classe 1979, vive e lavora a Polesella (Rovigo), di professione avvocato, lettrice appassionata, cerca libri ovunque (biblioteche, mercatini, librerie…). Scrive dall’età di sei anni poesie e racconti. Ha partecipato a concorsi letterari. Una sua poesia è stata inserita nella raccolta “Parlami d’amore” a cura di  Sara Pira, ediz. Ex libris 2012. La poesia pubblicata si è classificata al 4° posto del Concorso letterario “L’incontro di ieri e di oggi” Divina Follia Edizioni VI edizione 2019 sez. A

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