La rosa di Turi. La lettera XLVII di Antonio Gramsci.

la rosa di Turi

La rosa di Turi, così viene identificata la XLVII lettera, che Antonio Gramsci scriveva dal carcere di Turi, dove era detenuto.

Ho inserito questa lettera nella pagina dedicata alla Poesia, perché credo ne possa far parte a pieno titolo.

La XLVII lettera di Antonio Gramsci è poesia in prosa.

Indirizzata alla cognata Tania, sorella della moglie Julia, questa lettera è una straordinaria testimonianza delle riflessioni sullo spazio ed il tempo, che il grande pensatore sardo fece durante la sua detenzione nel carcere di Turi, in Puglia.

Le  “Lettere dal carcere” sono la raccolta della corrispondenza ( dal 1926 fino al 1934) che Antonio Gramsci intrattenne con i suoi familiari durante gli anni di detenzione, trascorsi nel penitenziario pugliese, nel quale era stato rinchiuso, dal regime fascista, per le sue posizioni politiche.

La rosa di Turi, ci consegna le riflessioni sull’esistenza di Antonio Gramsci.

Antonio Gramsci, purtroppo, non uscì vivo dalla sua esperienza carceraria. Nel 1934, infatti, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in clinica, dove trascorse gli ultimi anni di vita.

Scrivere della lettera XLVII è difficile. Si può solo leggerla, per apprezzarne pienamente l’autore.

Ciò che colpisce di più, in questo scritto, è che Antonio Gramsci, nonostante la lunga detenzione, conservò sino alla fine, un profondo attaccamento alla vita, della quale la fragile “rosa” ne è la metafora.

Vi lascio un estratto di questa lunga ed intensa lettera. Buona lettura.

La lettera XLVII.

Primo luglio 1929.

Carissima Tania,

ho ricevuto le famose sopracalze beduine col resto. Vanno benissimo.

Sembrano proprio inventate apposta per il mio bisogno.

Per il resto, non posso scriverti un giudizio di utilità, perché ancora non mi serve e ho lasciato tutto in magazzino.

In questo ultimo mese, mi è passato il malessere che avevo precedentemente, ma mi è rimasta addosso una grande svogliatezza.

Gli altri carcerati mi dicono che questo è il sintomo più vistoso del carcere, che nei più resistenti inizia ad operare nel terzo anno, determinando questa atonia psichica.

[…]sai, la rosa si è completamente ravvivata. Dal 3 giugno al 15, di colpo, ha cominciato a mettere occhi e poi foglie, finché si è completamente rifatta verde; adesso ha dei rametti lunghi già quindici centimetri.

Ha provato anche a dare un bocciolino piccolo piccolo che però a un certo punto è illanguidito ed ora sta ingiallendo. In ogni modo, non è neanche escluso che qualche rosellina timida timida la conduca a compimento quest’anno stesso.

Ciò mi fa piacere, perché da un anno in qua i fenomeni cosmici mi interessano (forse il letto, come dicono al mio paese, è posto secondo la direzione buona dei fluidi terrestri e quando riposo le cellule dell’organismo roteano all’unisono con tutto l’universo).

Ho aspettato con grande ansia il solstizio d’estate e ora che la terra si inchina (veramente si raddrizza dopo l’inchino) verso il sole, sono più contento (la quistione è legata col lume che portano la sera ed ecco trovato il fluido terrestre!).

Il ciclo delle stagioni, legato ai solstizi e agli equinozi, lo sento come carne della mia carne; la rosa è viva e fiorirà certamente, perché il caldo prepara il gelo e sotto la neve palpitano già le prime violette.

Insomma il tempo mi appare come una cosa corpulenta, da quando lo spazio non esiste più per me.

Cara Tania, finisco di divagare e ti abbraccio. 
Antonio.

Leggi l’inno alla vita di Antonio Gramsci. Se vuoi sapere di più sulla vita di Antonio Gramsci e sul suo rapporto con la cognata Tania, leggi questo articolo.

Oggi, come in passato, le sue “lettere” sono state di grande ispirazioni per molti autori e musicisti, tra l’altro. Conosci la meravigliosa Rosa di Turi dei Radiodervisch?

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