Le tre del mattino. Gianrico Carofiglio.

Le tre del mattino, di Gianrico Carofiglio.

Recensione di Marianna De Stefano.

Scrittore prolifico, Gianrico Carofiglio.

Sempre in vetta alle classifiche di vendita delle riviste di lettura più quotate, ma anche di quelle delle librerie più frequentate.

Difficile trovare, se non impossibile, critiche negative ai suoi lavori, apprezzatissimi in tutte le recensioni più qualificate.

Ho letto di recente il suo lavoro Le tre del mattino, pubblicato da Einaudi nel settembre 2017. Vi racconto cosa ne penso.

La trama di Le tre del mattino, di Gianrico Carofiglio. 

La trama di questo libro promette bene, anche se non brilla per originalità.

Un padre e un giovane figlio saranno costretti, da circostanze impreviste, a trascorrere insieme due giorni e due notti a Marsiglia.

Lì si recano per approfondire gli sviluppi dell’epilessia, che colpisce il secondo fin dalla prima adolescenza.

E’ questo tempo, durante il quale vivranno esperienze del tutto insolite per ciascuno di essi.

Un tempo che regala ai due protagonisti una chance unica:  conoscersi per la prima volta, fugare qualche dubbio reciproco su eventi del passato della loro storia comune, riflettere su quello che vorranno che sarà il loro futuro dopo questo periodo vissuto insieme.

Tutto è troppo in sospeso.

L’autore, tuttavia, attraverso un discorso narrativo scorrevole, fluente, ma non appassionante, non permette ai protagonisti della storia di cogliere questa occasione fino in fondo. Tutto, troppo, è lasciato in sospeso: le ragioni della separazione tra i genitori del giovane protagonista, il personaggio della madre, solo approssimato, e che per questo resta sullo sfondo, attraverso la descrizione di episodi che vorrebbero spiegarne, senza riuscirci, le motivazioni esistenziali.

Ad un sospeso sulle figure dei personaggi, anche di quelli chiave, però, fa da contrasto un eccesso di zelo nella descrizione dei luoghi, dei paesaggi francesi in cui si ambienta il libro. Lo scrittore riporta tutti i dettagli di banali conversazioni, che i protagonisti intraprendono con figure del tutto marginali: il perché un oste, o una passante parlino l’italiano, il discorso con un tassista che li accompagna ad una destinazione, occupano intere pagine del libro.

Delude, nonostante sembra voglia stupire, anche la descrizione dei paesaggi costieri nei pressi di Marsiglia.

Ho fatto molta fatica a leggerle e ho sperato di rinvenire, per tutta la durata del racconto, le tracce di una trama che non prende consistenza neppure nelle ultime pagine, le migliori di tutto il libro.

Il libro non arriva al cuore del lettore.

Il libro non arriva al cuore perché manca del cuore del suo autore, che rimane distante, anche nei tratti di narrazione più spiccatamente autobiografici, in uno spazio di non-vissuto” che lo allontana dalla vicenda dei protagonisti e dal lettore, che rimane da solo sempre e, sul finale, con una valigia di interrogativi a cui  non riesce a dare risposta.

Insomma, da Gianrico Carofiglio mi aspettavo davvero tanto di più.

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