Luca, di Annamaria Cordasco.

Luca sapeva o forse non sapeva,

se ciò fosse solo un buon inizio o il principio di una tragedia, ma sapeva… che avrebbe accettato. Era bastato poco, la riflessione di un momento, per decidere. Aveva visto davanti a sé un’occasione e non se la sarebbe lasciata sfuggire. Se poi questo si fosse rivelato un male, avrebbe avuto il tempo di tirarsene indietro. Almeno, era quello che sperava.

Iniziò così il giorno dopo il suo nuovo lavoro. Doveva organizzare i corrieri, stabilire gli orari e predisporre le consegne.

Doveva alzarsi all’alba, per questo, ma non gli pesava. Cominciò ad apprezzare la prima luce del giorno, il trillo degli uccelli, nel silenzio del paese, il lento sorgere del sole o la pioggia sottile, che cadeva a catinelle, facendo respirare la terra.

Si accorse per la prima volta della vegetazione che circondava il paese: era folta e non domata, solo a tratti si stendevano campi arati, piccoli fazzoletti di terra.

Quando finiva il suo lavoro, verso mezzogiorno, tornava a casa, dove rimaneva a godere del giorno stupito, fissandolo dalla finestra del soggiorno.

Eppure, sapeva che c’erano insidie a bloccargli il cammino.

Insidie che si potevano riassumere in una: la bocca di Erica, che gli sorrideva dalla scrivania della segretaria, quando lui finiva. Sarebbe stato facile fermarsi a chiacchierare e qualche volta lo aveva fatto, vinto da un impulso che non aveva saputo dominare. Ma il più delle volte fuggiva, evitando un legame che non voleva.

Tornava a casa attraverso percorsi labirintici, la cui logica sfuggiva per primo a lui. Era un modo per ritornare padrone di sé, lasciandosi materialmente alle spalle quella bocca rossa, con un neo in bella vista sotto il naso.

Cercava di pensare ad altro,

una conversazione, un volto incrociato tra i passanti, un raggio di sole e la primavera che divorava la stagione passata, ma senza risultato. Sentiva che anche lei provava la sua stessa ossessione e questo gli sembrava dolce e amaro ad un tempo.

La soddisfazione del nuovo lavoro si stemperava in un malessere generalizzato, che lo accompagnava nello scambio con gli altri e nei momenti di solitudine. Si accorse di vedere anche il paesaggio in modi nuovi, diversi. La natura, che gli era sembrata amica e spensierata, come lui, si trasformò in amplificatore di quanto provava. Il cielo azzurro era più azzurro che mai, l’aria fresca più fresca, il sole caldo più caldo. Per scrollarsi il sentimento di dosso faceva due docce al giorno, che però non raggiungevano lo scopo.

Una sera li incrociò, lei e Gustavo. Era un sabato sera e lui stava raggiungendo degli amici al bar del quartiere. Lo salutarono e scherzarono insieme. Gustavo ristette un attimo, poi gli disse, con fare amichevole, che era soddisfatto del suo lavoro. “A lunedì! Non esagerare con il divertimento!”

Scomparvero dietro una curva della strada, diretti probabilmente al ristorante turco poco distante.

Proseguì lungo la strada, scuotendo la testa e le spalle, per liberarsi di quelle presenze.

La bocca di lei, ecco che tornava. Ben disegnata dalla matita, esaltata da un rossetto color mattone, sorrideva appena, lasciando intravedere il bianco dei denti, ordinati quasi perfettamente.

Respirò con lei,

come se labbra posassero su labbra, e lingua su lingua e corpo su corpo. Si accorse in un attimo di lucidità di stare attraversando con il rosso.

Quando tornò a casa quella notte, si disse di dover prendere una decisione: quel lavoro, atteso a lungo, non poteva fare per lui. Era tempo di andare, di partire, di cercare altrove, dove non aveva avuto il coraggio e la lucidità fino a quel momento. Telefonò a suo zio in una città lontana, che solo a pronunciarla lasciava intirizziti, prese un accordo e il lunedì partì.

All’altro rimase una manciata di parole, disposte a formare un messaggio, che segnavano un distacco definitivo.

Quella bocca tentò ancora di ghermirlo, col fascino ammaliante del ricordo. Lunghi anni passarono prima che cedesse a nuove lusinghe amorose. Quando accadde, non fu la stessa cosa.

Non è mai la stessa cosa, imparò.

Di notte si portava un vago sapore di resa, che gli rimaneva attaccato sotto il palato, nel cavo della bocca.

Che fosse un compagno fedele non avrebbe saputo dire, fino a quando un’altra bocca, un altro sapore, si fecero presente, si fecero pane, si fecero vino.

 

 

Le immagini sono tratte dal web.

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Questa riproduzione è stata autorizzata dall’ autrice gratuitamente e senza scopo di lucro.

  ANNAMARIA CORDASCO

è insegnate di Lettere e scrittrice. Laureata in Lettere Classiche, con una tesi sul grottesco nella Divina Commedia. Ha frequentato corsi di scrittura creativa con Christian Raimo a Roma e Raul Montanari a Milano. Ha pubblicato nel maggio 2018, RITORNO A CASA. Edizioni Montague, nella Collana “Le Fenici”, che è il suo esordio editoriale.  Vive e lavora nella provincia di Como.

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Marianna De Stefano

Marianna De Stefano

Avvocato, appassionata di libri. Lettrice formata Nati Per Leggere. Dal 2016 favorisce il libero scambio dei libri attraverso la Little Free Library che si trova a Saviano (Na), alla via Aliperti 70. Promuove la lettura e la diffusione della cultura del libro . Redattrice de Il Club del Libro (http://www.ilclubdellibro.it/chi-siamo.html), collabora come guest writer con il sito di letteratura per l'infanzia www.milkbook.it Nell'estate del 2018, approfondisce la narrazione della fiaba partecipando a Modena al workshop intensivo sulla narrazione delle fiabe della tradizione, tenuto dall' Ass.ne Festival della Fiaba.

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