Metropolis di Thea von Harbou, 1926. Il libro del film.

Metropolis, il libro del film.

Il capolavoro del cinema muto degli anni venti è frutto della mente immaginifica di una donna.

Pochi sapranno che Metropolis, il capolavoro del cinema muto degli anni venti di Fritz Lang, elevato da sempre a simbolo di una certa lotta di classe, è frutto della mente immaginifica di una donna. Parliamo di Thea von Harbou, moglie del regista, la quale, prima ne scrive la sceneggiatura, poi la rimaneggia e crea un’opera nuova, il libro.

Questo si sviluppa attraverso una trama complessa, che non ritroviamo integralmente nell’opera cinematografica, alle cui riprese la scrittrice assiste e partecipa.

Metropolis
Fritz Lang e Thea von Harbou, 1923

Dal sodalizio Lang –  von Harbou nasceranno altri film, destinati a divenire immortali , come M- Il Mostro di Dussedorf (1931), Il testamento del Dottor Mabuse (1933) Ma lo sfondo sul quale si proietta la storia dei due artisti è quello del Nazismo. E ciascuno sceglierà una posizione differente nei confronti del regime che, alla fine, li separerà.

Thea von Harbou rimane in Germania, si iscrive al Partito nazionalsocialista e diviene una delle figure più rappresentative dell’industria cinematografica del Terzo Reich, sebbene non verrà mai rivendicata, almeno in Italia, alla cultura di quella destra come, invece, è stato ad esempio per Ezra Pound .

Matropolis
Thea von Harbou

Il regista, invece, dopo averne subito la censura, perché i suoi film erano molto critici nei confronti dell’ideologia del Reicht, si traferisce all’estero, dove continua a produrre opere che gli sopravvivranno.

Quelli , tuttavia, che pensano di ritrovare nel libro, ma come anche nel film, Metropolis uno strumento di propaganda politica, sono destinati a rimanere delusi.

Nel libro, l’autrice dà corpo ad una paura molto comune per l’epoca, ovvero quella che le macchine possano sostituirsi all’uomo, fino a dar corso ad una vera e propria “civiltà” delle stesse. Si palesa al lettore una descrizione lucida di un’ipotesi precisa: come si potrebbe vivere in una città nata e che vive attraverso il lavoro delle macchine.

La civiltà delle macchine accomuna tutti gli uomini in un’unica esistenza di afflizione e schiavitù.

Attraverso una costante rappresentazione delle macchine come entità viventi,  si trasmette il senso di contra naturam delle vite di tutti gli abitanti della città di Metropolis. Tutti accomunati da un’unica esistenza di afflizione, senza distinzioni di classe, tra ricchi e poveri, operai e borghesi.

Più la macchina prende vita, assume una identità propria, quasi divina, dunque più elevata di quella terrena propria degli uomini, più questi perderanno ogni connotazione che li contraddistingue. Fino ad essere ridotti in completa schiavitù. La schiavitù, però, è una condizione che un popolo non può sopportare troppo a lungo ed induce, presto o tardi, alla rivolta chi la patisce. Ed è quanto accade anche in Metropolis.

Metropolis, scena del film

Questa scintillante Nuova Babele alimenta la propria cupidigia attraverso  il frenetico lavorio delle macchine, le quali, a loro volta, si cibano di vita umana. Gli operai che vi lavorano accanto finiscono privi di linfa vitale, prosciugati sino all’essenza, dal contatto con la macchina che li ha privati di tutto. Perfino dei figli, la nuova stirpe di operai, messi al mondo e costretti ad essere albergati in una Casa dei figli, dove i bambini non hanno più alcun contatto con i genitori. Gli adulti sono impegnati incessantemente nel lavoro.

Il conflitto uomo – macchina troverà composizione solo con un ritorno ad una vita secondo Natura.

Il sistema è destinato, con tutta evidenza, al tracollo. Questo avverrà in maniera violenta, all’inizio, e ricomposta, alla fine. Sarà allora che si delineerà all’orizzonte, all’apice del conflitto uomo-macchina, un futuro tutto da ricostruire su fondamenta di amore. Parliamo di quello tra uomo e donna, innanzitutto, che è alla base di ogni creazione fruttuosa per eccellenza, nel sistema di valori tradizionali germanici, e quello tra uomini, fratelli di una stessa madre, la Natura.

Metropoliz

E’ a questa che gli uomini sopravvissuti al conflitto dovranno ricongiungersi, per creare una nuova civiltà sulle ceneri di Metropolis. La Natura-Madre, infatti, non scompare da Metropolis. Non perisce sotto il peso della nuova città, anche se relegata in un angolo, dal quale mostra fiera di resistere.

Il confronto con la Madre, si sa, è sempre complicato. Soprattutto ove si rinneghi l’originario monito. E questo suona chiaro anche per la Mente di Metropolis (Jho Ferdersen). Metropolis alla fine, comprende che dovrà affidarsi al suo cuore (Freder, figlio di Jho), mediatore tra vecchio e nuovo, peccato e redenzione, per assicurare a se stesso una nuova sopravvivenza.

Il libro è al pari del  film, un capolavoro. Ma non è di quelli che si leggono tutti d’un fiato. Il linguaggio onirico, la complessità delle descrizioni, e le riflessioni dell’autrice sulla condizione umana, della quale i personaggi si fanno portavoce nello sviluppo della trama, oltre al sistema di valori tradizionali germanico, del quale è il vero manifesto, ne fanno un libro da apprezzare poco alla volta.

Related Posts

Leave A Reply

Little Free Library - Marianna De Stefano

  • +39 339 8345719
  • info@littlefreelibrary.it
  • via Aliperti n. 70 - 80039 Saviano (Na)
This error message is only visible to WordPress admins

Error: API requests are being delayed. New posts will not be retrieved.

There may be an issue with the Instagram access token that you are using. Your server might also be unable to connect to Instagram at this time.

Error: API requests are being delayed for this account. New posts will not be retrieved.

There may be an issue with the Instagram access token that you are using. Your server might also be unable to connect to Instagram at this time.