Narratè: il tè narrante per scoprire “l’essenza” di luoghi e personaggi del nostro patrimonio culturale.

Chi mi segue su instangram, avrà notato che ho dedicato alcuni degli ultimi post  per segnalare un prodotto davvero originale, a metà strada tra l’editoria e l’alimentazione.

Narratè, the storytelling tea, è un prodotto di food design, capace di realizzare un perfetto connubio tra il piacere per il buon tè e quello per la lettura. E’ un progetto interessante, un perfetto esempio del vero made in Italy, nel quale inventiva ed originalità si accompagnano ad un’accurata selezione di materie prime di qualità.

Di che si tratta.

Narratè è un vero e proprio tè narrante,  perché la miscela di tè ed altre spezie o erbe aromatiche, scelte per ogni teabag, viene formulata ad hoc per il racconto contenuto nel piccolo libro ad esso collegato, da leggersi in cinque minuti, ovvero il tempo necessario per l’infusione.

L’idea è quella che tra lettura e sapore si proceda senza soluzione di continuità, per scoprire un personaggio storico di rilievo, un luogo tra i più importanti al mondo, oppure i grandi temi della vita.

Tre, infatti, sono le linee editoriali di Narratè, ciascuna contrassegnata da un colore di riferimento: verde per NarraPlanet; arancio per NarraPeople; fucsia per NarraLife, che comprende la collana KIDS “Le Fiabe del Buongiorno”, infusioni senza teina e per questo adatte ai  bambini. Consultabile qui il catalogo dei prodotti.  

Completano poi, nel piccolo libro allegato alla teabag, oltre ad una versione in inglese dei racconti, tante notizie e curiosità sul personaggio e sul luogo protagonisti della selezione, che fanno da interessante spunto di approfondimento.

Il progetto: attenzione all’ambiente ed inclusione sociale portano al prodotto finale.

La teabag per ciascun prodotto è abbastanza grande ed infatti se ne ricavano dall’infusione, anche in 1/2 litro d’acqua, due belle tazze abbondanti di ottimo tè. Le miscele sono inedite, ottenute da foglie intere di tè, alle quali sono aggiunte erbe aromatiche e spezie vere, senza alcuna essenza artificiale.

Sul sito del produttore , poi, si apprende che l’assemblaggio della teabag con il libretto, nella fase finale della lavorazione, avviene manualmente, grazie anche alla collaborazione di cooperative italiane che operano nel sociale. Una precisa scelta , questa, per garantire una piccola occasione di inclusione sociale a chi, spesso, ne ha davvero poche. Per la stampa del libretto, inoltre, da conservare anche dopo l’utilizzo, vengono impiegati carta e cartoncino 100% riciclati.

Ho avuto modo e piacere di degustare tutte e tre le linee, che ho apprezzato molto sia per il tè che per i racconti allegati, ma qui, voglio scriverne di una che mi è rimasta proprio nel cuore.

L’essenza di Pompei in un tè.

Gli aromi ed i profumi della miscela selezionata per raccontare Pompei al tempo della fatidica eruzione del 79 d.C., mi hanno portata dritta dritta sulle tracce di personaggi che vissero  quella  tragedia che dette vita ad uno dei siti archeologici più visitati al mondo. Ce ne racconta l’ideatrice del blend e del racconto ad esso allegato, ovvero Felicia D’Amora, guida turistica e profonda conoscitrice dell’antica Pompei, che ci ha gentilmente dedicato il tempo per questa intervista.

Com’è iniziata la collaborazione con Narratè?

Sono una grande appassionata di tè ed ho scoperto Narratè qualche anno fa, navigando su internet. Avevo notato, però, che nei blend relativi alle città d’Italia, mancassero quelli relativi al Sud. Mi decisi a scrivere all’azienda perché, da  appassionata estimatrice del mio territorio, proponesse anche selezioni di tè che raccontassero le nostre città e l’azienda, dopo aver saputo che sono una guida turistica che opera soprattutto a Pompei, mi propose proprio di scrivere un breve racconto che narrasse “l’essenza” dell’antica Pompei, e anche di pensare alla miscela di tè ed aromi che ne descrivessero il territorio. Ho pensato, così, di scrivere il racconto dell’eruzione del 79 d.C., vista dagli occhi di uno dei suoi abitanti e ho indicato nel  limone, nel melograno, nel rosmarino e nel mirto, i sapori capaci di descrivere al gusto il territorio di Pompei di quel tempo, che è, per molti aspetti, ancora quello di oggi.

foto di Marianna De Stefano

Secondo te, perché è possibile attraverso i sapori raccontare un territorio?

Questo è possibile soprattutto per quanto riguarda l’Italia. Perché nel nostro Paese il cibo, i sapori, sono profondamente radicati nel territorio e ci portano dritto al cuore della nostra cultura. Il racconto che ho scritto per la selezione di Narratè, “L’essenza di Pompei”, ha molti riferimenti sensoriali, proprio perché si percepisca, anche attraverso la lettura, che precede la degustazione del tè, l’antica città ai piedi del Vesuvio, attraverso gli odori ed i sapori del suo tempo.

Il tuo racconto inizia, ma termina anche, nel cosiddetto “Orto dei Fuggiaschi”. Dove si trova questo luogo nell’area archeologica e perché si chiama così?

L’ Orto dei Fuggiaschi si trova nella zona sud dell’antica città, verso le mura, nella parte che porta fuori da essa. In questa precisa area degli scavi, furono ritrovati circa 13 corpi appartenenti a diverse famiglie, disposti come nell’atto di fuggire, sotto un vigneto, perché quella era una zona di coltivazioni e campi aperti. Da questo ritrovamento, poi, attraverso la tecnica dei “calchi”, oggi possiamo vedere i volti dei “fuggiaschi” , le loro espressioni, nell’atto di mettersi in salvo, ma invano, come sappiamo, dalla fatidica eruzione del Vesuvio che seppellì per sempre la città di Pompei.

Chi è il protagonista del racconto?

La voce narrante del racconto è quella di uno schiavo. Gli schiavi rappresentavano una fetta consistente della popolazione dell’antica città dell’Impero Romano, preziosissima per il contributo lavorativo alla società, perché svolgevano attività che oggi potrebbero corrispondere a quelle dei collaboratori, delle persone di servizio, nelle case dei patrizi, per i quali curavano anche gli affari. Il protagonista del racconto, nello specifico, sta gestendo, in giro per la città, delle commissioni per il suo padrone, durante le elezioni dei Duoviri, che erano i “sindaci” di Pompei .

Le essenze selezionate per la miscela (limone, rosmarino, melograno, mirto, pepe) ci raccontano di questo territorio. Com’era la Pompei al tempo dell’eruzione del 79 d.C.?

L’antica Pompei era una città molto estesa, vivacissima, nella quale il commercio era molto sviluppato e fiorente. Certamente il suo fiorire era dovuto anche alle condizioni del territorio molto favorevoli. Si trovava nella Compania felix, come battezzarono i Romani proprio quest’area tra il mare ad il Vesuvio ,  fertilissima, perché di origine vulcanica, posta in una posizione geografica molto favorevole, sia per il clima mite, dovuto alla vicinanza del mare, ma anche perché ricca di acqua, di sorgenti, di fiumi  dalla portata consistente, come il Sarno, all’epoca navigabile e sfruttato proprio come una via di comunicazione e per il trasporto di merci in arrivo ed in partenza dalla città. I profumi di questo territorio erano, ma lo sono ancora, quello dei limoni, le cui colture sono diffuse ancora oggi, e quelli della macchia mediterranea ( rosmarino, mirto), i sapori erano quelli del melograno, ma anche del pepe, perché la cucina dell’antica Pompei era molto speziata.

Narratè, L’essenza di Pompei in un tè. Pompei, area archeologica. Foto di Felicia D’Amora.

Secondo te, perché questa parte della Campania, alle pendici di un vulcano attivo è ancora così tanto popolata?

I luoghi vicini ai vulcani hanno, da sempre, attirato le popolazioni, che li hanno eletti per i loro insediamenti. Quello che spinge i tre milioni di abitanti a vivere, come gli antichi abitanti di Pompei, nell’area vesuviana, è il profondo legame che essi hanno con la loro terra, di ostinazione, ma non di paura, che ne fa da sempre la loro casa.

C’è continuità tra l’antica Pompei e quella attuale?

No. Non lo credo. La Pompei moderna è molto giovane, innanzitutto, e sviluppatasi per ragioni del tutto differenti da quella antica. Nasce intorno all’800, attorno ad una chiesa e per opera di carità. La Chiesa- madre di Pompei (Il santuario della Beata Vergine del Rosario)  raccoglie ancora oggi milioni di fedeli, e la città vive di un profondo senso religioso legato ai valori del cattolicesimo. La Pompei del I secolo d.C. era una città molto libera, anche sessualmente, senza morale cattolica, in cui il senso di vergogna era assente, come quello per ciò che è ritenuto osceno, in cui l’assenza della “speranza della salvezza” e di tutti i valori legati al cattolicesimo, ne faceva una città di edonisti, di amanti del piacere.

Campanile del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei (Na).

 

Nel tuo racconto ci sono anche delle figure femminili, le “Aselline”, che ruolo aveva la donna nell’antica Pompei?

Il suo ruolo era fortemente condizionato dalla classe sociale. Le patrizie potevano ereditare e gestire il loro patrimonio, e ciò garantiva loro una certa autonomia dal marito. Esistevano anche donne libere, tuttavia, che gestivano attività economiche ed arrivavano ad influenzare anche la politica. Penso ad Eumachia, sacerdotessa di Venere, a cui la città era devota, una donna potente e molto influente.

Le “Aselline” del racconto, invece, erano schiave, non votavano, lavoravano come cameriere per Asellina, ma anche come “lupae”,  nel Termopolium ( osteria, fast food moderno) di questa su Via dell’Abbondanza , ma a loro modo si interessavano agli avvenimenti politici e cercavano anche di orientare le scelte dell’elettorato e ciò è provato dalla presenza, sulla Via dell’Abbondanza, di un’iscrizione in cui chiedono di votare un candidato preciso.

Narratè, L’essenza di Pompei in un tè. Pompei, area archeologica e Vesuvio. Foto di Felicia D’Amora

L’antica Pompei era una città dal senso religioso, anche se senza morale?

Sì. In questa città di onoravamo moltissime divinità: quelle greche, quelle romane, quelle egiziane dell’Impero ed anche quelle locali, profondamente radicate. Pompei venne fondata dagli Osci, che avevano divinità legate alla natura. La dea Venere protettrice di Pompei, infatti, aveva delle fattezze molto diverse da Afrodite; viene rappresentata con forme generose ed con un bambino tra le braccia, e rimanda, perciò, più ad una Grande Magre, che alla dea della bellezza. Senza dubbio, l’avvento del successivo Cristianesimo trova un terreno morto fertile in cui radicarsi, perché si inserisce in popolazioni che sentivano profondamente il legame con la divinità.

Che messaggio lasciano l’antica Pompei, questi scavi, ai visitatori?

Credo che il messaggio che lascino questi scavi a chi li visita sia tutto racchiuso in un graffito presente su un muro dell’area archeologica e che recita così:

NIHIL DURARE POTEST TEMPORE PERPETUO

CUM BENE SOL NITUIT REDDITUR OCEANO,

DECRESCIT PHOEBE QUAE MODO PLENA FUIT,

VENTORUM FERITAS SAEPE FIT AUREA LEVIS.

Nulla può durare per sempre:

dopo aver ben brillato, il sole torna nell’ Oceano,

decresce la luna che poco fa era piena,

la violenza dei venti spesso si muta in brezza leggera.

Ringrazio Narratè per la piacevolissima esperienza in sapori e narrazioni e per avermi spinta ad approfondire un percorso tra quelli protagonisti delle sue linee editoriali. Se volete procurarvi i prodotti Narratè, potere ordinarli direttamente dal sito www.narrateword.com  , oppure acquistarli dai numerosi rivenditori visibili anche da qui .

Grazie un mondo a Felicia D’Amora per il suo tempo, la sua disponibilità, le meravigliose foto scattate all’interno degli scavi archeologici e per i suoi racconti indimenticabili.

 

Felicia D’Amora è Guida turistica della Regione Campania, storica dell’arte e restauratrice di dipinti, affreschi e statue policrome, laureata e specializzata a Napoli. Organizzatrice di eventi culturali, da circa 10 anni impegnata nel sociale presso centro di promozione e aggregazione sociale sito a Pompei, in un’area abbandonata e poi riqualificata. Appassionata di discipline olistiche e piante officinali, ha gestito per circa 10 anni una bottega di Commercio equo e solidale a Scafati (Sa). Ama viaggiare, leggere, ascoltare musica e condividere conoscenza.  Se volete saperne di più sulla sua attività di guida turistica, seguitela su facebook e instagram .

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Marianna De Stefano

Marianna De Stefano

Avvocato, appassionata di libri. Lettrice formata Nati Per Leggere. Dal 2016 favorisce il libero scambio dei libri attraverso la Little Free Library che si trova a Saviano (Na), alla via Aliperti 70. Promuove la lettura e la diffusione della cultura del libro . Redattrice de Il Club del Libro (http://www.ilclubdellibro.it/chi-siamo.html), collabora come guest writer con il sito di letteratura per l'infanzia www.milkbook.it Nell'estate del 2018, approfondisce la narrazione della fiaba partecipando a Modena al workshop intensivo sulla narrazione delle fiabe della tradizione, tenuto dall' Ass.ne Festival della Fiaba.

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