Viaggio alla scoperta del mondo.

Un film lontano dalle logiche degli studios.

O Menino e o Mundo, Brasile 201( titolo in italiano Il bambino che scoprì il mondo), di Ale Abreu, arriva nelle nostre sale nell’ottobre del 2015 grazie a CINETECA DI BOLOGNA, che ne è distributore per l’Italia, e che lo propone, nell’ambito del progetto Il Cinema Ritrovato al cinema, al pubblico più giovane, cogliendo il desiderio di molte famiglie di aver accesso a film per bambini che vadano al di là di quelli mainstream e con l’intento di far conoscere un’opera originale e lontana dalle logiche degli studios americani.

E’ disponibile in dvd, con allegato un libricino di approfondimento che ne spiega la genesi e si conclude con delle schede-gioco da proporre ai bambini.

O-Menino-banner

Il viaggio ha inizio per colmare una mancanza.

Il mondo alla cui scoperta va il Menino è il Brasile, ma per estensione, è il  globo intero, con le sue straordinarie bellezze,  ma anche con le sue tante storture, frutto soprattutto dell’industrializzazione prima, della globalizzazione, poi.  In tutto il film c’è una profonda denuncia, una critica seria verso il consumismo senza controllo e senza regole. Nel  mondo verso cui si dirige, e che gli è, per lo più, ostile, Menino si ritrova per ricucire uno strappo profondo, quello lasciatogli dal padre partito per andare a lavorare lontano. E’ in questa assenza, che ha il suono di una melodia lontana nei suoi ricordi  con il padre, e che, sostanzialmente, non si colmerà mai, che si sviluppa il viaggio e prende forma il mondo.

Menino_Mundo_14

Il titolo, infatti, comparirà solo dopo lo scorrere delle scene della rappresentazione di  questa separazione, a sottolineare la rottura tra il prima ed il dopo, tra ciò che ci appartiene e l’esterno da scoprire.

Il mondo visto da Menino.

La realtà, vista dagli occhi di un bambino, è deformata ludicamente: tutto è gioco ed offre infinite possibilità di sperimentazione. Anche i pericoli, sono riletti con leggerezza, con spensieratezza. Le macchine infernali diventano straordinari animali selvaggi agli occhi dell’infanzia.

E’ un film molto lontano dalle logiche degli studios americani, che ha vinto numerosissimi premi in tutto il mondo, ed ha ottenuto anche una nomination all’Oscar nel 2016 come miglior film di animazione.

Colpisce la forza delle immagini, nate da un tratto volutamente fanciullesco, attraverso il quale il regista vuole comunicare la sensazione di libertà che sperimentano i bambini quando disegnano. Le scene sono frutto di una composizione di più tecniche, tutte tradizionali: si disegna con pastelli, colori a cera, pennelli e a queste tecniche si aggiunge il collage, per realizzare tutte le tavole che comporranno il film.

menino-mundo-161

Il regista, nato a San Paolo nel 1971, per il quale dipingere è vita sin dalla prima infanzia, una preziosa chiave di lettura della propria esistenza, spiega,  nell’intervista che si può ascoltare nei contenuti extra del dvd, di essersi imbattuto nel Menino, lavorando ad un documentario sulla storia dell’America Latina, studiando le musiche di protesta degli anni Sessanta e Settanta . Ritrova a quel tempo un albo della propria infanzia, all’interno del quale rivede lo schizzo di un personaggio che, rimaneggiato, sarà il protagonista del film.

il regista Ale Abreu

Le musiche de O Menino e o Mundo.

Il film ha una colonna sonora molto particolare, fatta della forza unica nel mondo delle percussioni del Brasile. Tutto crea suono, ritmo, melodia. Le sonorità  tradizionali si accostano a quelle nuove, ricavate dalla percussione di oggetti del quotidiano, fino ad arrivare alle percussioni del corpo, realizzate dal gruppo sperimentale  Barbatuques e ai suoni gutturali di Nanà Vasconselos. Il suono si fa protesta, con il rapper brasiliano Emicida  perché il film  contiene un messaggio politico, svelato dallo stesso regista, ovvero decidere qual è il nostro posto nel mondo che abbiamo creato e come vogliamo che questo  sia in futuro.

La musica si fonde con le immagini.

La musica è una componente molto importante de O Menino e o Mundo, non solo per la scelta dell’assenza dei dialoghi, fatta per evidenziare l’incapacità dei bambini di comprendere i discorsi degli adulti, sebbene  siano perfettamente in grado di percepirne i  loro contenuti, ma soprattutto perché è un tutt’uno con le immagini .

Una curiosità sull’unico dialogo che si ascolta nel film: è portoghese pronunciato al contrario, perché, spiega il regista in una delle numerose interviste rilasciate, “il linguaggio degli adulti è universalmente incomprensibile” e svincolato da un contesto di appartenenza.

Come va a finire il viaggio del Menino?

Ci sono viaggi che non finiscono mai. Buona visione.

 

Seguimi sui social:
Marianna De Stefano

Marianna De Stefano

Avvocato, appassionata di libri. Lettrice formata Nati Per Leggere. Dal 2016 favorisce il libero scambio dei libri attraverso la Little Free Library che si trova a Saviano (Na), alla via Aliperti 70. Promuove la lettura e la diffusione della cultura del libro . Redattrice de Il Club del Libro (http://www.ilclubdellibro.it/chi-siamo.html), collabora come guest writer con il sito di letteratura per l'infanzia www.milkbook.it Nell'estate del 2018, approfondisce la narrazione della fiaba partecipando a Modena al workshop intensivo sulla narrazione delle fiabe della tradizione, tenuto dall' Ass.ne Festival della Fiaba.

Potrebbero interessarti anche...

2 Risposte

  1. No, non l’ho letto. Lo metterò nella lista di quelli da leggere! Grazie per averci scritto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *