Poesie sull’inverno: celebriamo la stagione più fredda dell’anno.

Poesie sull'inverno

Poesie sull’inverno.

L’inverno, probabilmente, è la stagione della riflessione, del raccoglimento in se stessi, ma anche della preparazione al nuovo che ci aspetta.

Le poesie sull’inverno che ho selezionato qui, richiamano proprio a questa condizione dell’anima.

Sono un omaggio alla natura gelida, al candore dei colori, al freddo che rende tutto immobile ed incredibilmente lento. Ci raccontano, però, anche di stagioni trascorse e del tempo che passa.

E sono tutte un invito alla riflessione su noi stessi.

Poesie sull’inverno: l’anima si rifugia nel buio come il seme nella terra.

Inverno, Giuseppe Ungaretti.

come la semente anche la mia anima ha bisogno del dissodamento nascosto di questa stagione

Questa meravigliosa poesia sull’inverno fa parte della raccolta Derniers jours, che raccoglie le liriche che questo autore scrisse in francese. Il testo originale, di questa poesia dal titolo Hiver, recita così:

comme une graine mon âme aussi a besoin du labour caché de cette saison

Inverno è una poesia che invita a trattare l’anima come un seme, capace di germogliare e fiorire a nuova vita.

Come il seme che ha bisogno del buio della terra invernale, dissodata e preparata per la stagione del raccolto, anche la nostra anima ha bisogno di raccoglimento e della pulizia da tutto ciò che l’appesantisce.

Questo “dissodamento”, perciò, è un lavoro essenziale alla nostra anima, come al seme, affinché, dalla sostanza resa leggera, possa ritrovare la propria rinnovata energia vitale, per rinascere.

Poesie d’inverno: le stelle dei cieli invernali descritti da Sara Teasdale.

Stelle d’inverno, Sara Teasdale.

Sono uscita di notte, da sola;
  Il sangue giovane che scorreva al di là del mare
Sembrava aver reso fradice le ali del mio spirito –
  A fatica sopportavo il mio dolore.

Ma quando ho sollevato la testa
  Dalle ombre tremanti sulla neve,
Ho visto Orione, verso est,
  continuare a rifulgere come un tempo.

Dalle finestre della casa di mio padre,
  Sognando i miei sogni nelle notti d’inverno,
Guardavo Orione quand’ero bambina
  Al di sopra delle luci di un’altra città.

Passano gli anni, passano i sogni, passa anche la giovinezza
  Il cuore del mondo sotto il peso delle sue guerre si spezza,
Tutto è cambiato, tranne, verso est,
  La fedele bellezza delle stelle.

Questa poesia sull’inverno e sulle sue stelle è tratta dalla raccolta di Flame and Shadow (1920), che è considerata tra le migliori, della poetessa nata a St. Louis, Missouri.

Sara Teasdale scrisse sette libri di poesia nella sua vita e le sue liriche furono molto apprezzate per la loro musicalità e per la grande suggestione che sono capaci di ingenerare nel lettore. Molte delle sue poesie descrivono l’evolversi della sua esistenza, dalle sue esperienze come giovane donna protetta a St.Louis, a quelle come scrittrice di successo, ma molto a disagio a New York, dove nel 1933 di tolse la vita.

Boris Pasternak: inverno e amore perduto.

Non ci sarà nessuno, Boris Leonidovič Pasternak

Non ci sarà nessuno a casa,
tranne il crepuscolo. Il solo
giorno invernale in un trasparente spiraglio
di cortine non accostate.

Solo di bianchi bòccoli bagnati
il rapido aleggiante balenío.
Solo tetti, neve e tranne
i tetti e la neve, − nessuno.

E di nuovo arabeschi intesserà la brina,
e di nuovo mi domineranno
lo sconforto dell’anno passato
e le vicende di un altro inverno.

E mi schermiranno di nuovo per una
colpa non ancora perdonata
e una fame di legna avvinghierà
la finestra lungo la crociera.

Ma inaspettatamente per la tenda
scorrerà il trèmito di un’irruzione.
Misurando coi passi il silenzio,
come l’avvenire tu entrerai.

Tu apparirai sulla soglia, indossando
qualcosa di bianco senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve.

L’autore di Il dott. Zivago compose questa poesia sull’inverno nel 1931. Prima che scrittore di prosa e dell’opera che gli fruttò il Premio Nobel per la Letteratura nel 1958, Boris Pasternak esordì come poeta di diverse raccolte di liriche anche autobiografiche. Leggi la sua storia

Salvatore Quasimodo: l’inverno è il ricordo della propria terra.

Antico Inverno, Salvatore Quasimodo

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

da “Acque e terra”, 1930.

La raccolta dalla quale è tratta questa poesia che parla dell’inverno, contiene anche le famosissime liriche Ed è subito sera e Vento a Tindari.

Si tratta di poesie autobiografiche, nelle quali il tema centrale è la nostalgia della Sicilia, legata all’esilio del poeta, che diviene, nella rievocazione del ricordo, pena dell’esistenza. In questa poesia, la pena generata dal ricordo è legata alla figura di una giovane donna amata e l’inverno è “antico” perché appartiene al passato.

Leggi Equinozio di primavera .

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