Riapertura delle scuole: possibile solo cambiando rotta.

Riapertura delle scuole, tra diritto alla salute e diritto allo studio.

Riapertura delle scuole. A quanto pare, riuscire a bilanciare diritto alla salute e diritto allo studio appare sempre più difficile. Intanto l’Italia si divide in Regioni che aprono le scuole e Regioni che decidono di chiuderle.

Il tema della riapertura delle scuole e, dunque, dello svolgimento delle lezioni in presenza, nelle ultime settimane, ha occupato molto spazio, nel dibattito politico e in quello dell’informazione.

Le scuole d’infanzia, elementari e medie, a partire dal 7 gennaio, hanno ripreso le lezioni in presenza, salvo in alcune Regioni che hanno deciso, in modo diverso.

Molto più incerto, invece, appare l’orizzonte per gli studenti delle scuole superiori che, in ogni caso, saranno gli ultimi a tornare tra i banchi.

Ancora tanta incertezza e difficoltà per le scuole e le famiglie, dunque, che cercano di organizzarsi per tempo e per adeguare orari e ingressi, a regole che cambiano di continuo.

Ancora incertezza per bambini e ragazzi che, soprattutto se a casa da metà ottobre, nella ripresa delle lezioni in presenza ci sperano proprio.

Senza contare le forti preoccupazioni che la didattica a distanza ed il restare lontani dalla scuola destano, per il problema sociale che rappresentano.

Intanto, nel resto d’Europa, il covid ha reso la situazione molto difficile nelle ultime settimane. La Germania prolungherà la chiusura e il Regno Unito ferma le scuole di ogni ordine e grado fino a metà febbraio su tutto il territorio nazionale: il Paese è infatti travolto dai contagi, per effetto della nuova variante del virus, che non sarebbe più aggressiva, ma più contagiosa e con una maggiore intensità tra giovani e giovanissimi.

Riapertura delle scuole. La DAD ha molte criticità.

La riapertura delle scuole resta un tema cruciale per l’intero Paese, anche se vissuto in maniera profondamente differente tra Regione e Regione. La didattica a distanza, se da un lato sembra una soluzione immediata da adottare per limitare la diffusione del virus, dall’altro aumenta in modo significativo le diseguaglianze sociali, che già ci sono tra le famiglie, aggravando significativamente anche la dispersione scolastica nelle situazioni di difficoltà e forte disagio.

A tutto questo, ovviamente, si aggiunge il fatto che ci sono delle fasce di età, alle quasi si sta chiedendo un sacrificio enorme in termini di qualità esistenziale, che troppo spesso, gli adulti non sembrano prendere in seria considerazione.

Un costo sociale importante, insomma, che deve fare i conti con il virus che circola di più e ha visto decrescere la sua curva molto meno rispetto alle aspettative, dopo le ultime restrizioni. Intanto, non c’è insegnante o genitore che, a dispetto degli sforzi di tutti, non manifesti preoccupazione per la formazione dei ragazzi, in questo complicato tempo.

Ma è davvero così difficile riuscire a conciliare il diritto alla salute, dei ragazzi, delle loro famiglie, tra le quali pure ci sono persone fragili, come i nonni, con il diritto allo studio e ad una istruzione in presenza?

Ritrovare il senso dell’istituzione attraverso una pianificazione lungimirante.

L’emergenza sanitaria, probabilmente, non spinge verso “un ritorno alla normalità”, ma verso un “cambio di rotta”, deciso e significativo. “Ripartire” non significa, infatti, continuare sulla stessa strada, ma percorrerne nuove.

E’ chiaro che questo è possibile solo attraverso scelte politiche, che vadano verso questa direzione, e che decidano che ritrovare il senso dell’Istituzione Scuola sia una vera priorità per il Paese.

Oltre ad un piano di investimenti strutturali, infatti, che intervengano sugli edifici scolastici e sugli spazi, sulle assunzioni, sui trasporti, è necessario pensare ad alzare la qualità del contesto socio-educativo dei territori, che si rendano responsabili e partecipi dell’istruzione dei giovani.

Che fine hanno fatto i patti educativi?

All’inizio di questo anno scolastico, si è parlato di “patti educativi”, attraverso i quali impegnare tutti i soggetti dei territori, pubblici, privati, associazioni, a collaborare con le scuole per reperire spazi, risorse e anche mezzi da mettere a disposizione, affinché le lezioni potessero svolgersi in luoghi fisici e non solo virtuali, per il maggior tempo possibile.

Purtroppo, questa idea è tramontata presto e senza nessuna buona ragione. Per far diventare una scuola un perno del territorio, però, servono investimenti seri e l’impegno a realizzare una forte coesione.

Questa non può essere lasciata solo alle iniziative di pochi virtuosi.

La Scuola ha bisogno di una pianificazione seria, lungimirante e coesa, attraverso la quale mettere in campo più soluzioni, risorse diversificate, per tracciare un percorso nuovo, che consenta di ripartire dai luoghi dell’istituzione, per recuperarne il senso. Il ricorso alla tecnologia, alla DAD, è senz’altro una delle tante soluzioni possibili, ma non può essere l’unica, in ragione di tutte le sue forti criticità.

Pensare di affidare la soluzione del problema a piattaforme digitali che, tra l’altro, tagliano fuori dall’accesso all’istruzione una fetta consistente di studenti, è frutto di una visione miope e semplicistica, inadeguata a comprendere il problema nella sua complessità.

Ripartire con la Scuola e, dunque, recuperare il senso di questa istituzione, necessita di un vero cambiamento di rotta rispetto a questa direzione, ormai impraticabile sic et simpliciter e senza una reale pianificazione.

Leggi anche Didattica a distanza, come viverla al meglio.

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