Ritornerai a Isfahan, di M. Ensafì. Ed. Ponte 33.

Ritornerai a Isfahan, è un meraviglioso romanzo di Mostafa Ensafì, tradotto da Giacomo Longhi.

Ritornerai a Isfahan è il libro di esordio di questo scrittore, che ha riscosso molto successo nel suo Paese d’origine. Collezionando varie ristampe dal 2016 ad oggi, viene portato all’attenzione del lettore italiano nella primavera di quest’anno.

Il libro è pubblicato in Italia Ponte 33, la casa editrice specializzata in letteratura persiana contemporanea.

Un libro molto interessante.

Si tratta di un libro molto coinvolgente. La trama di Ritornerai a Isfahan è corposa e strutturata.

La storia ed i suoi protagonisti sono saldamente ancorati a fatti realmente accaduti. Il lavoro narrativo fa pensare ad una raggiunta maturità, piuttosto che ad un esordio letterario del suo autore.

Narra le vicende personali del protagonista, Shamim, un professore universitario sulla soglia dei quarant’anni.

Il professore è alle prese con sostanziali novità nella sua vita privata e con un passato che bussa prepotentemente alla sua porta.

Una porta che mantiene  sbarrata da tempo. Passano in rassegna molti e significativi anni della storia dell’Iran. Un paese segnato da profondi cambiamenti politici e culturali, a partire dalla seconda guerra mondiale, sino alla rivoluzione del 1979. Momento storico che porterà alla nascita della Repubblica Islamica.

Sullo sfondo, l’Iran delle grandi dinastie di regnanti.

Famiglie reali che lasciarono tracce evidenti della loro esistenza, in meravigliose opere architettoniche. Tra cui proprio il “Ponte dai 33 archi” (Si -o- se Pool) da cui prende il nome la casa editrice.

Ma anche la diffusione delle ideologie comuniste nel Paese. Ideologie conseguenti alla sua industrializzazione ed al passaggio da un sistema economico di tipo feudale al capitalismo.

I fatti storici narrati.

Ad essere approfondita in Ritornerai a Isfahan è, in particolare,  la vicenda della deportazione dei Polacchi in Siberia, che troveranno accoglienza proprio in Iran nel 1942, dopo anni di stenti e patimenti nei durissimi campi di lavoro.

In questo romanzo, tuttavia, l’esigenza  narrativa, per il suo autore, resta predominante rispetto a quella storico-descrittiva delle vicende del suo Paese ed è questo che ne fa un’opera letteraria pura.

Nessuno dei personaggi del libro si risparmia nel raccontarsi al lettore, il quale ne  conoscerà tutti i più intimi percorsi che si sviluppano e trovano il loro compimento proprio nelle vicende storiche che passano in rassegna .

E’ un libro ricco di riflessioni che il lettore desidererà appuntare, frutto di uno sguardo maturo, consapevole sull’esistenza, nel quale alcuni dei protagonisti, come Shamim ed il suo amico di sempre Thaer, riescono a recuperare il rapporto con il proprio passato, che viene a cercarli per spiegarsi, finalmente, solo quando essi decidono di non averne più paura; altri personaggi, invece, ne resteranno irrimediabilmente travolti.

Una storia d’amore.

Mostafa Ensafì racconta dell’Iran, di Theran, di Isfahan,  attraverso la storia d’amore di due ragazzi di Theran, come potrebbero essere tanti loro coetanei del tempo.

I due si ameranno per sempre, perché insieme vivono le tappe fondamentali della loro esistenza ed è in queste tappe che l’amore giovanile affonda le proprie durature radici.

Un legame saldo.

Adri e Shamim  non si perderanno mai, pur credendo il contrario, resteranno parte l’uno dell’altra e viceversa.

Il loro legame si conserverà saldo, lasciando evidenti tracce nel presente, anche quando un passato difficile, ripiomberà con prepotenza nella vita di ciascuno di essi, in tempi diversi e con modalità differenti, ma sempre reclamando a voce alta il proprio esserci.

E’ in questo il vero nucleo del romanzo: il rapporto che ognuno di noi riesce, ad un certo punto, ad avere con il proprio passato.

Perché leggerlo.

Questo libro è da non perdere , frutto di un progetto editoriale davvero meritevole, che ci consegna, attraverso la sua letteratura contemporanea, uno spaccato importante sull’Iran, libero da stereotipi o luoghi comuni, del quale si sa molto poco, almeno in maniera autentica.

Consiglio, infatti, di seguire l’editore Ponte 33 che offre al lettore italiano la possibilità di conoscere una narrativa che circola nel nostro Paese ancora troppo poco.

Un libro emozionante, Ritornerai a Isfahan, che chiede al lettore di mettersi in gioco in fondo.

Monstafà Ensafì

Mostafa Ensafì 

è nato nel 1987 a Tehran, città in cui vive e lavora svolgendo la professione di ingegnere civile. Coltiva da sempre la sua grande passione, ovvero la scrittura. Ha pubblicato racconti su giornali e riviste ed è stato a lungo editor del blog letterario “51”.  

Ritornerai a Isfahan è il suo primo romanzo, pubblicato in Iran nel 2016, che ha riscosso grande successo tra i lettori e presso la critica, tanto da essere in poco tempo e più volte ristampato.

Se vuoi leggere ancora di Ponte 33, ti segnaliamo questo articolo Tradurre è ampliare i propri ed altrui orizzonti: intervista a Giacomo Longhi.  Per i nostri consigli di lettura leggi qui 

Articoli Correlati

Leave A Reply