U N P R O T E C T E D: la poesia senza difese di Alberto Barina.

U N P R O T E C T E D , una silloge di undici liriche di Alberto Barina, autoedita, che raccoglie tre poesie inedite accanto ad altre scritte meno di recente. Il lavoro si apre con una splendida prefazione di Bartolomeo Di Giovanni (Theo Jhon Scalzo44), il quale ne coglie tutto il senso e lo consengna all’attenzione del lettore come un dono prezioso.

“[..] La luce che accoglie il buio, che insieme si trasvalutano e nello stesso tempo divengono unico scenario che rivela il parziale stato di sonno illusorio dell’animo umano. Se la luce pone termine all’oscurità, se il sapere pone termine alla non conoscenza, allora l’uomo per quale ragione continua imperterrito a risolversi nella massa, e soprattutto in una sfrenata corsa artificiale?

Enigma che pone l’animo di Barina, non dannato, ma come il regista che entra ed esce dalle scene, ricavando sempre le medesime azioni, da cui cerca un parametro distanziatore. Alberto Barina, credo sia, la voce che descrive autenticamente la crisi inaugurata dal plus-valore della vacuità, […]” (cit. Bartolomeo Di Giovanni).

Si tratta di una raccolta  di versi, per la maggior parte, profondamente autobiografici ed intimi, nei quali l’autore si mostra al lettore , con coraggio, senza difesa, “unprotecdet” , appunto.

Nel tempo in cui si è capaci di mostrarsi agli altri solo attraverso i filtri costruiti dei social media e delle realtà virtuali,  il Poeta ha il coraggio di mettersi a nudo, di far cadere tutte le inutili protezioni all’anima, raccontando il proprio sentire più profondo.

“[…] Credo che il risultato  sia un viaggio infero, all’interno di una caverna, un anfratto di carta comunque profondo e per certi aspetti soffocante”. (cit. l’Autore).

Vi proponiamo, di seguito e nell’ordine, tre liriche che fanno parte della raccolta: HO DISMESSO GLI OCCHIALI, CEDESI ATTIVITA’ e SPOGLIE DIGITALI, inedita, un’analisi ironica del comportamento dell’uomo del nostro tempo  sui social, ove siamo tutti, inconsapevolmente, vittime ed altrui carnefici .

Buona lettura.

 

H O D I S M E S S O G L I O C C H I A L I

Ho dismesso gli occhiali

non ne ricordo il tempo

era un astigmatismo del cuore,

il difetto divenne corpo

intrappolato in decimi da non accettare.

Ho dismesso gli occhiali

per tutta la vita

nei centimetri che decurto lo stesso,

nelle pupille gelide,

tronche del sorriso.

Tolgo le lenti al sogno.

 

Da bambino,

un’impalcatura sul viso

dava l’infrangibilità di un’infanzia

da mettere a fuoco.

Ho dismesso gli  occhiali

non volevo il teatro dei vetri,

la rabbia di abbandonarli

alla derisione di sillabe,

mostri saccenti

che si arrampicavano sui libri.

Ho dismesso gli occhiali

e chi li ha voluti,

lo sguardo corre a vergogna,

non si corregge;

il mio primo gesto anarchico vicino ad un “Basta!”,

quando ho deciso

che non servivano montature

nemmeno per l’anima.

 

 

C E D E S I A T T I V I T A’

Cedo la collezione fallimentare

dei miei pensieri,

il niente insonne di un sentimento

ed il suo prezzo esoso

in fondo alle mie tasche.

A causa di me stesso

cedo la mia testa,

le ossa invendute delle mie parole,

l’ironia e la sua coda dell’occhio

e tutto quello

che non ho saputo scrivere.

Cedo l’intero stabile

delle mie illusioni, metri quadrati di attese

disabitate dalla politica, dall’ amore.

Non si rientra mai delle spese

se si paga con la moneta

con l’azzardo del cuore,

polvere di gente che passa mi sposta, mi tocca

poi non mi vuole.

 

 

S P O G L I E D I G I T A L I

Parlo con legioni di spettri,

cuori impavidi e primule rosse

lanciati nelle foibe di WhatsApp.

Sei piedi sotto terra (six feet under)

l’Io ai minimi storici

mentre l’Ego vola in business-class.

Carnefice o vittima,

visualizzo, condivido e taccio,

nell’ era del sacerdozio digitale

cerco Dio sul web

ed altre forme di immortalità.

“Ti voglio bene”

su Facebook o su Instagram,

inumato in un selfie di rito

il sentimento, prima o poi,

si risveglierà,

mentre Thanatos

suona a morto le campane

annunciando il prossimo “ban”.

Elaboro il lutto,

l’epopea di un “like” mancato,

mantengo il profilo oscuro e privato,

ci metto su

un’ipoteca o l’eredità,

e ogni giorno

mi dissocio dai social.

La chiamano forma di necrofilia,

o chissà quale altra patologia

la brama di andare di post in post,

a curiosare, a “cliccare”, il caro estinto

che da due anni non aggiorna il suo stato

e men che meno rispolvera

la camera ardente del suo account.

Così felici,

continuiamo a regredire e ad esistere

imperituri e virtuali in un docile algoritmo,

nelle rifrazioni di un #“hashtag”.

 

BIOGRAFIA:

Alberto Barina è nato a Dolo (Ve) e scrive versi sin dall’età di sedici anni. Ha partecipato , nel corso della sua carriera a numerosi concorsi di poesia ed ha ricevuto molti premi.

Ha ricevuto il suo primo riconoscimento letterario nel 1997, a cui ne sono seguiti altri, tra i quali il premio “David di Michelangelo” nel 2002 a Fiuggi, un secondo premio al concorso “De Palchi – Raiziss” di Verona, nel 2004, uno dei premi più importanti in Italia dedicati alla scrittura poetica “under 35”, presieduto dal poeta Franco Loi.

E’ stato finalista nel 2009 al concorso “Coopforwords 2009” e nel 2010 finalista all’ottava edizione del “Premio nazionale Città di Forlì”.Nel 2013 riceve il premio speciale “Provincia di Venezia” assegnato dalla giuria del premio artistico “Stella & Norbiato” di Spinea (VE).Nel 2014 è tra i sette finalisti della prima edizione del premio internazionale  “Altino”, promosso dalla rivista letteraria “7lune” e dal museo archeologico nazionale di Altino (VE).

La cantautrice Susanna Parigi trae spunto dalla sua poesia “Venivamo tutte per mare” per comporre un brano che la stessa inserirà nel suo album “Apnea” uscito sul mercato italiano ed estero nel maggio del 2014.Primo premio “sezione donna”, nel 2015, alla terza edizione del concorso letterario nazionale “Città di Roccagloriosa” (SA); finalista allo stesso concorso anche nel 2017 e nel 2018 primo premio assoluto quinquennale “sezione donna”. Schivo e refrattario per carattere a qualsiasi forma di autopromozione editoria, propone i suoi testi in plaquettes auto-editate.

L’immagine in evidenza, come le opere qui pubblicate senza scopo di lucro, sono state gentilmente concesse dall’autore gratuitamente, che ne mantiene la proprietà letteraria e tutti i diritti conseguenti.

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Marianna De Stefano

Marianna De Stefano

Avvocato, appassionata di libri. Lettrice formata Nati Per Leggere. Dal 2016 favorisce il libero scambio dei libri attraverso la Little Free Library che si trova a Saviano (Na), alla via Aliperti 70. Promuove la lettura e la diffusione della cultura del libro . Redattrice de Il Club del Libro (http://www.ilclubdellibro.it/chi-siamo.html), collabora come guest writer con il sito di letteratura per l'infanzia www.milkbook.it Nell'estate del 2018, approfondisce la narrazione della fiaba partecipando a Modena al workshop intensivo sulla narrazione delle fiabe della tradizione, tenuto dall' Ass.ne Festival della Fiaba.

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